ILSOLECHERIDE

L'immaginazione coniugata all'infinito.

11

Mar 2020

Tayata Mantra

scritto da / in RAGGI DI OTTIMISMO / Commenta

Tayata
Om Bekandze Bekandze
Maha Bekandze
Radza Samudgate Soha

Mantra di origine induista, in lingua tibetana chiamato Sangye Menla o Mantra del Buddha della Guarigione.
Si ritiene che la recitazione di questo mantra sia molto efficace per la guarigione di se stessi e degli altri, per purificarsi dal karma negativo, trasformare squilibri della mente e del corpo.

Il Buddha della Medicina in sanscrito è chiamato Bhaysaya Guru (sviluppatore di guarigione) e anche “pura sorgente del lapislazzuli o dell’acqua marina”, per indicare la sua natura di sorgente di luce. Nell’iconografia viene raffigurato in centro, di colore blu, seduto nella posizione del loto: nella mano sinistra tiene la ciotola delle elemosine (in altre rappresentazioni un mortaio per pestare le medicine) con il  palmo rivolto in fuori, nella posa di offrire, in un gesto di generosità (varadamudra) e con un gambo di myrobalan (terminalia chebula), pianta della medicina tibetana, ingrediente principale della formulazione ayurvedica del  tripahala utilizzata per reni e come epatoprotettore. Il frutto essiccato è spesso utilizzato in ayurveda come cardiotonico, omestatico, diuretico e lassativo.

Blu è il colore dell’acquamarina, blu è il colore del Buddha della Medicina e blu è il colore della guarigione.

Un rituale molto in uso in caso di malattia è di recitare ogni giorno il mantra nella sua forma lunga, per 108 volte, su un bicchiere d’acqua e poi berne il contenuto: si crede che questo santifichi l’acqua con la benedizione del Buddha della Medicina e abbia così effetti curativi.

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05

Mar 2020

Rimedio naturale per psoriasi e ansia

scritto da / in Buono a sapersi, Corpo / Commenta

Eureka! Ce l’ho fatta!

Dopo 20 anni di tribolazioni e sofferenze ho trovato – FINALMENTE – una combo naturale che mi ha fatto mandare in vacanza il cortisone e anche un bel po’ di ansia.
Tutto nasce dall’India ma poi arriva in Africa e passa per il Centro America.

L’estate scorsa sono stata per una decina di giorni in una clinica ayurvedica nel sud dell’India, in Kerala. La dottoressa che mi aveva in cura, prima di andare via, mi ha consigliato alcune erbe per migliorare il tono dell’umore e abbassare i livelli di stress. Ho seguito la sua terapia per un paio di mesi, ma poi, non trovando la stessa “medicina” qui in Italia, ho chiesto consiglio al mio amico Claudio che, di concerto con il medico che segue il suo centro specializzato in questa tipologia di cure, mi consiglia di prendere Sumedha 95 + Ayushakti Blis da uno store online di San Marino che importa prodotti certificati e validi direttamente dall’India.

Griffonia

I due integratori naturali indiani combinano, tra l’altro, formulazioni di bocopa monnieri e ashwagandha, il ginseng indiano. Ho continuato ad assumerli con costanza per un paio di mesi finché, una volta terminate le scorte, ho deciso di cambiare e ho incontrato la griffonia, una pianta africana che aiuta l’equilibrio emozionale i cui semi sono ricchi di L-5-HTP (idrossitriptofano) il precursore della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere.

La griffonia aiuta a regolare il sonno, gestire i livelli di ansia e stress, controlla il senso di fame e allevia le cefalee. Io la sto prendendo da un paio di settimane – una compressa prima di andare a dormire – e noto già un bel miglioramento.

Cercavo, infatti, qualcosa che fosse un po’ meno potente dell’iperico (usato per curare la depressione) ma che aiutasse, comunque, a tonificare la mente, gestire lo stress e gli sbalzi di umore. Il “fagiolo africano” questo è anche il nome che viene dato alla pianta, oltre a elevare i livelli di serotonina, incrementa anche la melatonina (per un sonno ristoratore), la dopamina, la noradrenalina e le beta-endorfine.

Le foglie di griffonia, nella medicina popolare africana, sono utilizzate per guarire le ferite, il loro decotto si usa per curare il vomito e il succo guarisce i disturbi renali.

Tepezcohuite

Ma la vera svolta è stata l’unguento di tepezcohuite che sto applicando la mattina e la sera da circa 10 giorni. Le mani, le ginocchia e i gomiti presentano ancora un lieve arrossamento nelle aree interessate dalla psoriasi, ma non sono più infuocate, doloranti e secche: hanno un colorito “normale” e sono anche ben idratate e toniche.

Come potrai capire, questo mi aiuta tanto, anche dal punto di vista psicologico: è una catena, un circolo, un processo eziologico. Il fatto di avere le mani e la pelle “sana”, riduce lo stress già messo sotto scacco dalla griffonia, e il tutto contribuisce a farmi stare meglio.

Non conoscevo la mimosa tenuiflora, aka tepezcohuite ovvero albero della pelle.
É una pianta dell’America centro meridionale (prevalente nella zona del Messico) che può raggiungere anche gli 8 metri di altezza, utilizzata in prevalenza per curare scottature (attenua bruciore e dolore), ulcere, lesioni, ferite e problemi della pelle.

É la sua corteccia, ricca di tannini, flavonoidi e oligoelementi a favorire la rigenerazione della pelle danneggiata. I flavonoidi migliorano la microcircolazione, impediscono la formazione dell’edema e la “demolizione” dell’acido ialuronico: per questo la cute è più elastica, più a lungo.

I tannini, di cui la mimosa tenuiflora è particolarmente ricca, riducono l’ infiammazione e incrementano l’impermeabilità della pelle, restringendo i pori.
Gli oligoelementi, invece, stimolano la rigenerazione cellulare e la riparazione delle lesioni.

Questa pianta ha proprietà antimicotiche e microbiche che inibiscono la crescita di batteri e di funghi e i suoi preparati sono indicati per favorire la rapida cicatrizzazione di ferite, piaghe – anche da decubito (in questo caso si usa l’estratto essiccato) –  herpes, psoriasi, ustioni, acne.

Grazie alla tepezcohuite, i tessuti, anche quelli più danneggiati, si rimarginano velocemente.
La sua attività rigeneratrice, oltre a essere efficace sulla cute lesa dalla psoriasi, è una bomba per le rughe: rallenta l’invecchiamento e attenua le rughette d’espressione.

Lo shampoo aiuta a prevenire la caduta dei capelli, mentre le capsule sono un valido allato per contrastare gastrite, coliti ed emorroidi.

Se hai parecchia psoriasi, il consiglio è quello di applicare l’unguento la sera prima di andare a letto e coprire le zone interessate con una garza sterile, così eviti di sporcare ovunque e la pomata agisce profondamente.

Se vai in Brasile e senti parlare di jurema, sappi che ci si riferisce sempre a questa specie di mimosa. Gli usi però sono diversi: si beve un decotto e si fa un meraviglioso viaggio psichedelico!

Se ti capita di provare questi rimedi naturali per la psoriasi e l’ansia, fammi sapere che effetto hanno avuto su di te.

Alla prossima!

Qui sotto le mie mani: la prima foto è a 5, la seconda è a 10 giorni dalla cura. Il prima-della-cura te lo risparmio, anche perché dalla prima foto un po’ si intuisce.

NB: Chiedi consiglio al tuo medico prima di inziare ad assumere questi rimedi. Il fai da te, in alcuni casi, può non essere la  soluzione migliore.

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06

Feb 2020

Avversativa

scritto da / in SENZA FILTRO / Commenta

Sono mesi che non scrivo qui.

Ho scritto altrove, in posti che meritavano la mia penna e in altri che, vabbè… lasciamo stare.

Nel frattempo, ho girato un bel po’ per lavoro, tra Europa e Stati Uniti, e l’estate scorsa mi sono concessa anche un paio di settimane per purificare il karma nella terra del mahatma. Ma dell’India parlerò in un post a sé, quando i miei neuroni avranno voglia di narrare le sensazioni che fino a un mese fa mi tenevano in uno strano stato di benessere e serenità, una roba che oh, giuro che non mi sono fatta di niente!

Ma allora perché questo ritorno alla tastiera?

Facile. Perché ne ho bisogno.

Tremendamente bisogno.

Scrivere è l’unico strumento che ho a disposizione, aggratise e on demand, per scaricare l’immondizia cerebrale, fatta di aspettative mancate, autostima afflosciata ed energia che cerca un veicolo, un avatar, una forma diversa che non sia rabbia incandescente che come lava erutta (e l’immagine, fidati, non è un granché) dal mio corpo.

Che cosa è successo in questo periodo nella mia vita? Lo so a te poco importa, ma me lo chiedo io.

Niente e tutto.

Ho perso 10 chili, sto facendo delle cure naturali di cui ti voglio parlare – appena ristrutturo il blog con una bella sezione dedicata, ho consegnato all’editore il mio secondo libro, mi sono appassionata alle neuroscienze e alla psicologia in modo quasi morboso, ho fatto un corso di meditazione e adesso sono tremendamente incuriosita dall’ipnosi.

Insomma, mi divincolo nei meandri di cervello, mente, comportamenti e linguaggi che traducono le emozioni…
Cerco di capire, cerco di capirmi.

Ah, tra le altre cose continuo ad annaffiare la passione per l’editing audio, sono anche arrivata a comporre i miei primi esperimenti da Jadosa dj. Il mondo però non sarà ancora allietato dalle mie vibrazioni, devo perfezionare il tiro. Calvin Harris, daje, puoi stare tranquillo! 

Vita privata? Beh, è privata! Seh, come se la privacy esistesse…

La vita privata è al solito. Io e il socio abbiamo mille progetti ma concretizziamo poco. Siamo attorcigliati dalla contingenza, dalle paure, dai “se” e da alcune visioni dissonanti che stonano e rendono l’orchestrazione sempre più complessa.

Sai che c’è?! É che questa cosa del tempo inizia davvero a tormentarmi. Mi sono studiata trattati, ricerche, letta libri di fisici, di religiosi, di guru e niente… Non riesco ancora a capire come cavalcare questo cavallo impazzito fatto di secondi e minuti. Il mio a momenti torna sulle strade del passato e si carica di rancore, altre volte, invece, visualizza solo autostrade del futuro e si gonfia la criniera di aspettative; ma io sono qui, nella adessità, come direbbe Lama Surya Das, e dovrei, dico d-o-v-r-e-i godermi quello che accade in questo accidenti di presente, sempre che esista, questo famigeratissimo presente.
Hey presente??? Se ci sei fatti… presente!

Il tempo è illusione?

E noi chi cavolo siamo? Quello che vediamo è solo una psichedelica proiezione del nostro cervello? Cioè questa sceneggiatura del cazzo la sto scrivendo davvero io?

Non è un bel periodo, si capisce eh?

Che poi, non è nemmeno brutto eh.

É strano, confuso, poco a fuoco.

A tratti credo di sapere quello che voglio, poi però cambio idea.

Mi piace il mio lavoro? Sì, però che palle dover continuare a muovermi in un ambiente fake e pieno di prime donne.

Mi piace la mia vita privata? Sì, però vorrei mettere su famiglia! Forse.

Mi piace la mia routine? Routine??? Hai detto quella cosa che devi ripetere ogni giorno sempre le stesse azioni? Se si tratta di mantra, tutto bene. Ma sul fare quotidiano, parliamone.

Però, tuttavia, ma…

Ecco la chiave! Sono le parole a indicare la direzione, giusto?

Ho capito, allora: sono avversativa o avversa.

Mi contrasto da sola. Prima affermo, poi però…

Eccolo! É arrivato ancora il però, un albero di pere con l’accento, ti avrei detto da brava bimba che leggeva Rodari.

Sono avversativa perché

  • mentre faccio qualcosa vorrei fare altro
  • quando sono felice non mi godo mai il momento fino in fondo
  • laddove intuisca qualcosa che non va, spesso lascio correre
  • anziché lottare per i miei obiettivi, mi impigrisco nelle mie lagne
  • invece di cambiare quello che non va, aspetto che il vento cambi
  • amo scrivere ma non sono ancora riuscita a trasformare la scrittura nella mia fonte di sostentamento primaria
  • voglio andare in Oriente, tuttavia in questi mesi pianifico viaggi in Occidente
  • mi diverto un sacco con il mio podcast però non riesco a monetizzare come dovrei
  • non sono mai abbastanza eppure, se scavo a fondo, so che non è così

Però…

Dai, sono tornata a scrivere, e la sai una cosa?! Dopo questi 20 minuti di flusso ininterrotto di cazzate generate dalle mie amorevoli sinapsi, io mi sento più leggera.

Presente quando soffri di stitichezza e non vai al bagno per giorni e hai bisogno di liberarti?

Ecco, la scrittura è la mia fibra naturale… ma attenzione, scrivere non mi fa cagare! 🙂
Anzi, scrivere mi alleggerisce così tanto che mi fa volare, mi rende felice, mi fa sorridere mentre le dita non  capiscono più un cazzo (“nulla”, Giada. Si dice niente, nulla o quello che  ti capita, ma – avversativa –  che non sia annotato nel vernacoliere dello sporcaccione scurreggione! – ammonisce, con tanto di cartellino rosso, la mia censorea voce interiore) mentre sono burattinate dal mio emisfero sinistro che fa a pugni con il destro.

Vabbè.

Devo trovare un modo di chiudere a effetto questo post senza filtro ma, visto che sono avversativa, non lo faccio.

Sayonara, e se ti chiedi il perché dell’immagine, sappi che c’entra con il cavallo del tempo ma anche no.

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