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18

Giu 2017

Il ritmo del piacere: Storyville e la nascita del jazz a New Orleans

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Raccolgo l’esperienza del recente viaggio di lavoro a New Orleans, ero lì per una conferenza.
Potrei stare qui a elencare cosa fare, dove andare a mangiare o a dormire, invece ho scelto di mettere insieme quello che ho scoperto su Storyville, l’ex quartiere a luci rosse della città, noto come The District
Se ti piace il jazz, ho cose interessanti da raccontarti.

Madame e musica

Il piacere a ritmo di jazz nel quartiere a luci rossi di New Orleans.

Dal 1897 al 1917 Storyville è stato il luogo di divertimento per benestanti uomini bianchi (in prevalenza) a suon di jazz, sesso e danze. Le coordinate del piacere erano poco a nord del Quartiere Francese di Nola (Abbreviazione con cui gli americani chiamano New Orleans, LouisianA) e garantivano ogni possibilità di svago tra bordelli e saloon.

Per muoversi più consapevolmente, i “turisti” potevano consultare i Blue Book, vere e proprie guide alla lascivia, delle quali ti parlo tra poco.
Intanto, se hai un po’ di confidenza con l’inglese, entra nel clima dell’epoca con questo video:

Le madame del quartiere chiamavano musicisti per intrattenere gli ospiti, e i musicisti accorrevano con piacere visto che i frequentatori dei bordelli erano uomini piuttosto danarosi e prodighi di mance. Nel District le pubblicità delle tenutrici enfatizzavano sulla qualità della musica suonata all’interno dei propri locali: nell’ultima edizione del Blue Book si citano ben 9 cabaret. Tra i club più noti si ricordano: Funky Butt Hall, The Entrateiners (noto anche come Ranch 101 e 102), il Big 25, Pete Lala’s, the Frenchman’s.
Oltre al guadagno, per i jazzisti – la maggior parte di origine africana (a parte il noto pianista Kid Ross) – quella era un’occasione per confrontarsi con i colleghi, sperimentando nuovi stili e ridefinendo il sound.

La parola jazz, non a caso, deriva da jass (jasmine > gelsomino), il profumo indossato dalle prostitute nei bordelli.

Nel 1917, lo stesso anno in cui chiuse Storyville, la Original Dixiland Jazz Band registrò quello che viene considerato il primo album jazz della storia.

Artisti come Buddy Bolen, Freddie Keppard, Manuel “Fess” Manetta, Clarence Williams, Oscar “Papa” Celestin, Edward “Kid” Ory, Joe “King” Oliver (che nel 1918 porterà la sua musica a Chicago), Johnny Dodds e i giovanissimi Louis Armstrong (figlio anche lui di una prostituta) e Sidney Bechet trovarono qui la più grande forma di ispirazione per la loro arte.

I musicisti dovevano essere pronti a suonare tutto quello che veniva richiesto (musical di Broadway come le Ziegfiel Follies, opere classiche, ragtime del momento o le ultime uscite del Tin Pan Alley di New York).
Spesso erano accompagnati dal canto delle madame o delle stesse prostitute.
La musica suonata nei club andava dal slow blues al ragtime, ed era studiata prevalentemente per far ballare: one- step two-step, risque tango e slow drag sono alcuni dei balli nati da queste sperimentazioni.

I bordelli si trovavano principalmente nella zona di Basin Street e si affacciavano sulla Southern Railway line. Il The Arlington, la Mahogany Hall e lo Star Mansion erano quelli di lusso, rinomati per la magnificenza degli arredi e per il fatto di ospitare le performace di grandi musicisti, pianisti o ensamble di archi principalmente. I pianisti dei bordelli erano noti con l’appellativo di professors e  raccoglievano in assoluto più mance.

Le case di appuntamento più di basso profilo potevano offrire musica con grammofono o con pianoforte a gettoni.

Sempre intorno a Basin Street, c’erano quelli che venivano chiamati cribs (lettini), delle bettole con una o due stanze dove le prostitute lavoravano su turni, e in pessime condizioni.

(Se fai un giro su Pinterest puoi dare sfogo a tutta la tua curiosità sulle professioniste dell’epoca )

I Blue Book

[momento polemico] I digital marketer moderni dovrebbero fare un bagno di umiltà e capire che, in fondo, nel marketing, come nella vita, è tutta una questione di corsi e ricorsi storici. Loro non stanno inventando nulla, ma semplicemente reinterpretando.

Prendiamo ad esempio Storyville e quello che facevano per promuovere le attività del quartiere. Gli avventori, di certo, non giravano sprovveduti per le strade perché veniva fornita loro un una vera e propria guida del piacere. Nella guida erano annotati nome, razza e indirizzo delle prostitute con tanto di pubblicità per acquistare prodotti di lusso o altre cose nella zona. Queste guide erano note a tutti come Blue Book (la più famosa), anche se non tutte riportavano lo stesso titolo (un po’ come succede con la crema di cioccolato che tutti, anche se non lo è, chiamiamo Nutella). Con questo termine infatti ci si riferiva anche per indicare pubblicazioni come: Hell- O, New Mahogany Hall e l’ossimorico Red Book.

La guida Blue Book veniva pubblicata annualmente nel periodo delle famose celebrazioni carnevalesce del Mardi Grass, quando ci sarebbe stato il maggiore afflusso di gente in città. La prima pubblicazione risale al 1898 e l’ultima si attesta intorno al 1913/15.

L’autore della guida, William Struve (1872- 1937) operava con lo pseudonimo di Billy News e, secondo un reporter dell’epoca, era un caro amico di Thomas C. “Tom” Anderson (1858-1931), imprenditore, legislatore e”sindaco” di Storyville.

Insomma una bella e sana operazione di marketing che aveva un targeting ben noto: l’uomo bianco.

Tra le pubblicità che si potevano trovare all’interno della guida: birra, liquori, sigari, ristoranti e farmaci per le malattie veneree (alla fine del post, se hai ancora un po’ di curiosità, ti regalo una chicca a proposito di farmaci, droghe e liquori).

Il tone of voice della comunicazione era piuttosto rigoroso. Nessuna guida descriveva esplicitamente i servizi sessuali o le tariffe offerte. Facevano vedere le immagini dei bordelli, gli interni di lusso, raccontavano delle “signore” ma mai in modo diretto.

Guarda Billie Holiday e Louis Armstrong in Farewell to Storyville (Addio a Storyville) dal film New Orleans diretto da Arthur Lubin nel 1947:

La chicca sui farmaci che ti dicevo…

A New Orleans puoi visitare la più antica farmacia degli Stati Uniti. Io ci ho fatto un salto e ho avuto la fortuna di assistere anche a un tour guidato. Sapevi che per rendere più “dolce” la medicina, i farmaci venivano miscelati spesso con la soda o i liquori? O ancora, sapevi che la Coca-Cola fu inventata dal farmacista statunitense John Stith Pemberton nel 1886 inizialmente come rimedio per mal di testa e stanchezza?
Il primo nome che venne dato alla bevanda fu Pemberton’s French Wine Coca. una minima variazione del cosiddetto “vino di coca” (o Vin Mariani), una miscela di vino e foglie di coca, creata dal farmacista còrso Angelo Mariani, che aveva avuto largo successo in Europa. Nel 1886 Pemberton, visto l’imminente divieto al consumo e alla somministrazione di bevande alcoliche, decise di variare la formula togliendo il vino e sostituendo l’amara noce di Kola con la caffeina sintetica. Aggiunse anche zucchero, acido citrico, acido fosforico, vaniglia, olio essenziale di limone, estratti di arancia, noce moscata e coriandolo (non si sa però in quale esatta proporzione) e nacque il soft drink più famoso del mondo.

Durante gli anni del Proibizionismo (1919- 1933 circa – XVIII Emendamento)  il consumo di  Coca- Cola nella sua variante analcolica)  e anche di altri “farmaci” a base alcolica incrementò notevolmente. Chissà come mai? 🙂

In giro per NOLA


 

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