ILSOLECHERIDE

L'immaginazione coniugata all'infinito.

15

Ott 2012

Emozione, libertà e amore a Barcellona

scritto da / in Viaggi / Commenta

Come consuetudine, per il suo compleanno regalo al socio un weekend di relax e cultura in compagnia di una persona simpatica e modesta, che poi sarei io.  Eccomi qui, quindi appena tornata da quattro meravigliosi giorni a Barcellona. Ci voleva proprio!
Gli imprevisti non sono mancati, tipo per esempio scoprire che mi hanno clonato la carta di credito ed essere rimasta quasi senza soldi! Non c’è cosa peggiore che rendertene conto all’estero quando hai le più cattive intenzioni  in fatto di shopping 😉 Beh, forse, da questo punto di vista, è stato un bene.

Sono partita da casa giovedì mattina con un forte mal di testa dovuto alle tensioni delle settimane precedenti fatte di intense e stressantissime giornate di lavoro, litigate, tasse e discussioni di coppia che non facevano presagire nulla di buono…

Ringrazio, invece, questa pausa all’insegna di sangria, cerveza, paella e chilometri macinati scattando fotografie e improvvisando video reportage in versione ‘Licia Colò’ per avermi emozionato, fatto sentire libera e riscoprire l’amore. L’amore per il viaggio – beh quello è  indelebilmente inscritto nel mio DNA –  per la scoperta, per la curiosità e per lo stare insieme al socio.

Ci siamo ritrovati, finalmente, liberi (nonostante le telefonate di lavoro e i problemi che sembra  non vogliano proprio evitare di abbandonarci). Liberi, dicevo, di emozionarci, di vagare per le strade con l’animo del fanciullino, leggeri e desiderosi di investigare, vedere, toccare, sentire e respirare.

Uno spettacolo pirotecnico di emozioni, magico come la cromoterapica fontana che maestosa rende spettacolo nella movida spagnola di una Barcellona variegata, sinuosamente colorata e tonda nelle creazioni di Gaudì e magicamente inquietante nel gotico viuzzare del centro storico.

Da domani si ricomicia ad affrontare le giornate con uno spirito rinnovato. Mi sento carica di ottimismo e di determinazione.

Grazie Barcellona, grazie al socio che oltre ad essere un compagno di vita e di lavoro è uno strepitoso compagno di viaggio.

Non vedo l’ora di ripartire 🙂

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09

Ott 2012

Il respiro della poesia

scritto da / in SENZA FILTRO / Commenta

Sonetti di Shakespeare, poesie di Neruda, versi di Gibran…onore alle parole che suonano morbide, musicalmente incastonate come gemme preziose tra le carte sudate di artisti d’altri tempi.

Non sono mai stata un’appassionata di poesia, ho sempre preferito la prosa. Tuttavia non rinnego la sua portata emotiva, densa, carica, esplosiva, musicale. Dalle rime baciate agli endecasillabi sciolti, le parole scorrono e assumono un significato metaforico, evocativo, ermetico, sublime.

Quello che manca alle mie giornate, in questo periodo, è proprio la poesia.
Le ore si susseguono in vortici lineari, razionalmente pianificati dal marasma delle attività da compiere, senza sosta, senza virgole, senza un ‘a capo’ per prendere fiato.

E meno male che la vita deve essere assporata, goduta, vissuta, respirata in ogni istante…Mi dimeno in un singhiozzare altalenante, un boccheggiare spasmodico alla ricerca di una serenità che non riesco a trovare.

La ricerca del tempo vissuto, un po’ come il buon Proust e il suo tempo perduto. Ma io il tempo non lo perdo, no no. Il tempo lo divoro, lo soffoco, lo sopprimo, lo riempio di mille cose da fare secondo disegni ben definiti che, tuttavia, sono contraddistinti da linee approssimative, confuse, fin troppo sfumate.

Ho bisogno di respirare la lentezza. Ho necessità di ritrovare il lusso di non avere tempo. Fermare la clessidra, osservare, inspirare ed espirare profondamente, intimamente raccolta nel mio sè.

Una ricerca di pace interiore obbligata quando ci si accorge che si sta smarrendo la via, che la selva diventa selvaggia, aspra e forte…

Ordinare le idee, ascoltare il suono dei pensieri, placando con il soffio del respiro il gridolio nervoso delle immagini, dei suoni e delle idee che si accavallano indomite nella mente e tolgono poesia all’anima.

Ho bisogno di poesia, di emotività, di intimo benessere, di leggerezza del cuore, di esalazioni lente e ampie.

…ma poi, come sempre, dopo una pausa riflessiva, accompagnata da una pioggia esterna che si fonde con le lacrime salate che solcano il viso, si ritrova il muro della realtà, quella pragmaticamente dura, quella che non vedi l’ora di poter sfuggire per lasciar respirare la poesia.

Oggi, per caso, mi sono imbattuta in questi versi del mio amatissimo William Shakespeare.  Ringrazio il sonnetto 116 che, seppur per un istante, mi ha aiutato a ossigenare e ripulire la mente.

Non sia mai ch’io ponga impedimenti
all’unione di anime fedeli; Amore non è Amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

… senza dimenticare  che “L’amore non guarda con gli occhi, ma con l’anima“.

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30

Set 2012

Quando il monaco fa l’abito

scritto da / in SENZA FILTRO / Commenta

Non c’è cosa più divina che stirare la domenica mattina. Versione personalizzata del detto popolare, riadattata alla mia condizione.
Non sono una fashionista ma certe cose devono essere impeccabili, anche se le hai comprate per pochi soldi…se le stiri bene – dice sempre mia madre e devo darle ragione – possono fare la loro porca figura.
Perché, parliamone, è anche il monaco che fa l’abito, cioè è vero che l’abito non fa il monaco, e quindi un monaco ben fatto con addosso un bello straccetto, messo giù bene intendo, fa sempre la sua porca figura rispetto a un monaco brutto che sfoggia un vestito griffato. Che incartamento…mi girano le pa…role!!!!

Richiamo all’ordine Giorgio e Gualtiero, che non sono i miei due punti G (non se ne trova uno, figuriamoci averne due), ma bensì i miei due neuroni adetti alle considerazioni fascion, per  governare il marasma dei miei pensieri.

Partiamo da una constatazione:  vedo persone che si ostinano a vestire con abiti fashion senza minimamente avere uno specchio in casa o, se lo hanno, è uno di quei pezzi di antiquariato che deforma e non ti fa vedere un tubo. Da un lato invidio il loro atteggiamento che permette di affrontare con impavido menefreghismo rotoli di ciccia sottocoscia, reggiseni che strizzano ascelle paffute, magliette aderenti che sfoggiano una pancetta pingue/gravida ( la gaffe è sempre lì latente che ti aspetta), pittosto che leggins che diventano pantaloni da rapper per fenicotteri di città, borse tre volte più grandi dell’intero corpo o decoltè con tanto di platò che sembrano appena rubate alla mamma, quelle sulle quali spesso osservo povere fanciulle – che non hanno mai affaticato il proprio stomaco da McDonald’s o tanto meno partecipato a uno dei pranzi di Natale in casa mia –  trascinare con fatica caviglie senza diametro, camminado senza la minima grazia e celando una soffertissima e mal riuscita disinvoltura.
La moda per me è questione di stile, creatività e testa. E’ importante potersi vestire bene, in ogni occasione, adeguandosi alle tendenze del momento, ma bisogna avere un occhio attento al proprio fisico, ai propri colori e al contesto. Credo che non si debba  necessariamente spendere milioni di euro in abiti firmati per essere carini, un buon platfond della carta di credito certo aiuta, ma non sempre un abito costoso trasforma un elefante in una farfalla leggedra e  aggraziata.
Un esempio. Io adoro le scarpe con il tacco alto ma non comprerei  mai un paio di trendissime scarpe borchiate con platò da ballerina di lapdance solo perché sono di moda. Andiamo, quando potrei indossarle? Nemmeno in un momento fatish con il socio…mi sentirei troppo a disagio. Stessa cosa per le classiche luisvuitton, sarò impopolare ma a me quelle borse non piacciono per niente… ancora meno se penso alla loro omologazione. Un po’ di creatività e di colore non guastano mai, e poi preferisco Hermès 😉
Mi piace scartabellare nei mercatini, ritrovare colori e linee che mi fanno sentire bene. Vado dal classico al freak, passando per tagli tradizionali e colori sgargianti. Ma mai, dico mai, mi vedrete andare in giro con un top che mette in mostra la mia pancetta. Mi sentirei profondamente ridicola, fuori luogo, non io. Bandite dal mio guardaroba anche magliettine super aderenti, camicie di flanella e ballerine con fioccone da prima Comunione.
Perché vestirsi non è solo coprirsi. Deve essere qualcosa che ti fa affrontare con libertà la tua giornata. Non devi sentirti goffo o impacciato. Ci sta che spesso per lavoro tu sia costretto a indossare completi e tacchi scomodi, piuttosto che divise o uniformi decise da altri ma, fuori dal lavoro,  devi sentirti tu, esprimere il tuo stile e se possibile farlo con gusto.
Per me non è un assioma che spendere tanti soldi è uguale ad essere ben vestiti. Ci sono cose, griffate e non, che mal si adattano al tuo corpo, che evidenziano quei difettucci  scaturiti da goliardiche sedute culinarie o diete asfissianti. Sì, perché anche la troppa magrezza non è bella da vedere.

Non è solo una questione fisica; anche la scelta dei colori deve essere in linea con il nostro incarnato, con il colore dei capelli con l’occasione che stiamo per affrontare. Vestirsi di giallo fluo a un funerale non è proprio consono ( almeno che non fosse nelle volontà dell’Illustre Estinto, per dirla alla Pirandello) così come indossare un capo nero lutto o bianco sposa a un matrimonio. Esiste un galateo dello stile che, tuttavia, può essere reinterpretato, personalizzato ma sempre con un minimo di attenzione.

Siamo in Italia, siamo i creativi della moda per eccellenza, siamo il made in Italy nel mondo…non possiamo scivolare sullo stile anche noi. Ci pensano gli americani con le ciabatte e i calzini bianchi di spugna a dare il proprio meglio!

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