ILSOLECHERIDE

L'immaginazione coniugata all'infinito.

18

Ago 2012

Un pomeriggio al mare con i miei neuroni

scritto da / in SENZA FILTRO / Commenta

Aria di mare, profumo di ginepro e di macchia mediterranea, voglia di respirare la melodia del mare che si increspa di un bianco denso.
Seduta sulla panchina osservo e ascolto, in un silenzio religiosamente imposto dal panorama naturalmente speciale. Qualcosa interrompe la mia meditazione. Sono i miei pensieri, rumorosi, invadenti, caotici e contrastanti.
Possibile che non vogliano lasciarmi libera nemmeno in vacanza? No, non ce la fanno. Sono sempre con me…i miei neuroni non vanno in ferie, sono in perenne attività. Scovano problemi da far riaffiorare, tasse da pagare, conflitti familiari da rivivere.
Una carrellata veloce, un chiacchiericcio frenetico di neuroni che devono ancora abituarsi al silenzio, al breve momento di pausa che annualmente posso concedere loro.
Mi siedo su uno scoglio, affogo i miei piedi nella calda acqua salata e apro le pagine di un libro divertente, leggero…ho bisogno di ripulire la mente, di purificare i pensieri.
Il mare accompagna come una dolce nenia lo scroscìo delle sue acque sulla roccia abbronzata da un sole caldo e avvolgente e mi abbandono alla lettura.
È il mio momento. Sono sola e libera da tutto e tutti. Il sole riscalda il mio viso e l’acqua accarezza la pelle che inizia ad assumere un colorito floridamente rubicondo. Devo mettere la protezione, rischio di diventare un peperone lesso. Interrompo la lettura. Prendo la crema solare e morbidamente rinfresco la pelle che si secca sotto il sol leone. Bevo un sorso di acqua e decido di rimettermi a leggere. Leggere mi aiuta a occupare i neuroni stacanovisti in un’attività positiva, immergendomi in una realtà diversa dai problemi che proprio non vogliono abbandonare la mia mente.
Il caldo diventa sempre più forte, è tempo di immergere anima e corpo nelle acque di questo mare cristallino popolato di pesci grassocci e riscaldato dal caldo delle perturbazioni estive che arrivano dall’Africa.
Deposito il mio libro nella borsa e preparo il mio set da esploratore dei mari: maschera, boccaglio, pinne e via….pronta per investigare la biologia marina.
Un tuffetto e inizio ad osservare quello che avviene nelle profondità di questa prateria acquatica.
I miei neuroni si attivano…i pensieri non mi abbandonano mai. Fortunatamente la curiosità prende il sopravvento e mi lascio cullare dalla placidità della flora marina che ondeggia lentamente, di qua e di là, dolcemente protagonista di una danza morbida interrotta dal passare frenetico e rapido di squadroni compatti di pesciolini che mi ricordano i pendolari della metropolitana nelle ore di punta.
Non sono abituata a usare le pinne e le mie gambe mi avvisano che non posso fare l’eroe. Dopo tutto, durante l’anno, non è che mi dedichi a una attività sportiva costante e il mio corpo, come un pezzo di metallo nel mare, inizia a fare ruggine. Decido di uscire.
Mi sdraio al sole, cullata da una lieve brezza che sconvolge ancora di più la mia chioma leonina e mi adagio su un asciugamano dai colori accesi. Accendo una sigaretta e proseguo, silenziosamente, ad osservare.
Gli amici che popolano la mia mente iniziano a fantasticare e a commentare il panorama intorno a me (il tutto avviene sempre all’interno del mio cranio e senza autorizzazione!). La scogliera, il mare, la spiaggia, le coppiette innamorate che si ungono di una densa crema solare a riva, i bambini operosi che lavorano duramente tra secchielli, palette e bambolotti da lavare nelle acque del mare, famiglie intente a giocare a burraco, sub che riemergono soddisfatti dalle acque con una retina da pesca che ospita un pesciolino piccino, trofeo di una caccia durata ore.
All’orizzonte una barca a vela sventola il suo orgoglio piratesco e un gommone invadente arrotola le acque del mare creando onde costanti che invitano a gare di tuffi tra ragazzini sorridenti che finalmente, dopo 10 ore di digestione, possono fare il bagno.
Goccioline di sudore attraversano il mio viso, saranno sicuramente le fatiche dei miei neuroni che non smettono di scandagliare  questo pomeriggio al sapore di sale.
Ispiro, espiro, faccio il pieno di iodio che fa tanto bene alla mia sinusite cronica e alle mie narici costipate da un inverno rigido….mi lascio abbracciare dalla natura. L’azzurro del cielo entra con amore in quello del mare, un atto d’amore che unisce aria e acqua e colora i miei pensieri.
Quanto mi mancherà questo momento. Già lo so.
La mia riflessione viene interrotta dal suono del cellulare…è il socio che mi chiede che fine abbia fatto e se sono propensa a raggiungerlo per andare a fare un tuffetto insieme.
Decido che dopo tre ore di solitudine meditativa posso ritrovare il contatto diretto con gli altri esseri umani e mi accingo a raccogliere pensieri, pinne, occhiali (no, a ‘sto giro il fucile non l’ho preso, sarebbe stato pericolosamente istigante per sopprimere le strilla di bambini capricciosi e il loro incedere violento e maleducato con gittate di sabbia sul mio asciugamano)…dicevo, prendo tutte le mie cose e mi dirigo verso il socio che predilige vivere il mare come un neonato, solo la sera tardi, quando il sole non ruggisce più ma miagola come un gattino indifeso.
I miei neuroni decidono che è arrivato il momento di prepararsi ai dialoghi e alle pubbliche relazioni: abbandonano il loro pettegolare interno, i loro monologhi, e si vestono per guidare le conversazioni all’esterno della mia testa.
Infilo un vestitino verde, inforco le ciabatte, cerco di dare ordine ai miei capelli selvaggi raccogliendoli con un mollettone da casalinga disperata, e inizio a incamminarmi sulla sabbia rovente. Un ultimo sguardo all’orizzonte, un ultimo commento in solitaria, un saluto al mio momento – al nostro momento, quello mio e dei miei neuroni- e vado a prendere il mio bebè (alto un metro e novanta) che non vede l’ora di fare un bagnetto.

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02

Ago 2012

Ipocondriaci da web

scritto da / in SENZA FILTRO / Commenta

Non si finisce mai di imparare, sì di imparare a essere più ipocondriaci di quello che si è, grazie alle auto diagnosi nate da una digitazione spasmodica su Google.

L’antefatto.
Da un po’ di tempo  ho un problemino che  assale il  mio chakra della base (così new age fa meno splatter, vero?). Bene, che cosa faccio? Semplice, mi metto davanti alla casella di Google e inserisco keyword.

L’anamnesi e la ricerca sul web.
La serp del motore (seh, ve beh adesso non sto lavorando!) dicevamo, ehm..sì  e Google mi presenta un po’ di risultati attinenti alla mia ricerca. Trovo, in cima a tutte, le assurde domande di Yahoo Answer che più che farmi preoccupare, stimolano il mio lato misantropo contro i bimbiminkia che forse era meglio quando scrivevano al sessuologo di Cioè.
Non soddisfatta, opto per i forum tematici, quelli dove ti risponde lo specialista di turno. E qui iniziano i guai.
Il mio fastidio potrebbe essere  generato da un morbo impossibile, uno che si verifica solo in età avanzata ma che, casualmente, può, e solo in rarissimi casi (sará di sicuro il mio, penso) colpire anche gente della mia età. Le ricerche diventano sempre più approfondite e scopro che il mio è un problema assai diffuso che, sfiga vuole, una volta che si presenta tende a riapparire quando meno te lo aspetti. Allora voglio vederci chiaro e condisco le mie fantasie pseudo mediche con interrogazioni e ricerche per immagini. Non che abbia uno stomaco di ferro, anzi…anche perché quello che vedo mi fa scoprire parti del mio corpo sconosciute e, maremmaccia, certe visioni generano uno spasmo a livello gastroenterico che non fa altro che aggravare la situazione. Ripercorro il mio albero genealogico alla ricerca di parenti portatori sani della malattia e scopro che la familiarità c’è. Eureka!

La diagnosi.
Su Wikipedia ho trovato già la spiegazione anatomica di tutto quello che mi serve e la community online, sempre prodiga di contenuti, mi ha fornito una prima cura, una terapia della serie ‘i rimedi della nonna’.

La terapia.
Su post it colorato annoto la cura da seguire che include variazioni di alimentazione, ghiaccio, acqua calda e piante miracolose. Tento anche la strada della pomatina blanda, quella però mi tocca andare a comprarla in farmacia.

La figura di merda.
Il problema, come al solito, è quello di richiedere la panacea al banconista  che 9/10 non conosce il nome della pomatina che hai trovato su Internet e che ti vuole rifilare una delle sue in prossima scadenza. Per farlo, però, ha bisogno di sottoporti alcune domande sul tuo fastidio. Il tono della voce (flebile quando deve informarti sul costo) diventa  improvvisamente stentoreo e inizia  lo spettacolo. Il tuo viso si colora di tutte le sfumature di rosso (altro che sfumature di nero, grigio e bianco sadomaso!), la tua voce diventa quella di un corista delle voci[ne] bianche, anzi trasparenti, le tue mani iniziano a sudare e i tuoi occhi studiano con attenzione tutti i più piccoli corpuscoli di polvere (anche quelli invisibili al microscopio) del bancone.
Sì, perché finchè il problema è un mal di denti o un raffreddore tutto fila liscio, ma quando devi riferirti alle zone del primo chakra,  e ti tocca dettagliare quello che hai con una schiera di vecchietti curiosi come il delfino delle caramelle alle tue spalle,  la situazione è differente, specialmente se  guardandoti  ti dicono: “Ma come, così giovane hai già questi problemi cocca? Che cosa hai fatto?“. Stendiamo un velo pietoso su tutte le fantasie pseudo porno che possono ronzare nella testa del vecchierello arzillo che probabilmente ha già divorato tutta la saga di E.L. James.

La guarigione.
Spesso arriva da sè, bastano pochi giorni. Come tanti sostengono, le malattie, infatti, sono più una questione mentale che fisica. Il problema è l’ipocondria. Appena avverti un minimo dolorino al braccio destro, e sei un malato immaginario alla Molière, scatta immediatamente il testamento perché senti già odore di infarto.

Lo specialista.
Se, invece, i tuoi rimedi arrangiati e casalinghi e le pomatine blande non funzionano, ti convinci che è il caso di investire in una super mega visita specialistica perché vuol dire che quello che avevi letto su Internet era davvero il preambolo del tuo lungo calvario. Il problema è che il dolore più grande, quando interpelli i  gotha luminari, non è tanto quello fisico che stai vivendo in quel momento, bensì quello al portafogli che viene prosciugato da un’idrovora assassina e assetata dei tuoi eurini.

Le persone che vivono con te.
Nel mio caso specifico per risolvere il mio malessere mi sono convinta che una delle soluzioni possibili era variare l’alimentazione. Banditi alcolici, carne rossa, bevande gassate, formaggi e preferiti pane e pasta integrali, frutta, verdura e carni bianche. Il risultato? Tutto sommato positivo. Cioè positivo nel senso che ho buttato giù qualche chiletto  e ho migliorato le funzionalità intestinali ma negativo per il socio che, per assecondare la mia dieta ricchissima di fibre, è quasi diventato stitico! 😀

Adoro il web, adoro poter trovare in pochissime mosse quello che cerco, ma confesso che per noi ipocondriaci può essere davvero un ricettacolo di drammi e complicazioni esistenziali senza senso.
Il mio consiglio, vista l’esperienza, è quello di affidarsi, sempre e comunque, al proprio medico, magari sbirciando qua e là su internet!

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27

Lug 2012

Una geek da biblioteca

scritto da / in SENZA FILTRO / Commenta

Ero a casa dei miei per un incontro di lavoro a Milano. Quella casa con il cartello ‘vendesi’ fuori dal cancello, quella della mia adolescenza e degli anni dell’università.

Prima di rimettermi in macchina per tornare in Umbria, ho iniziato la prima fase di trasloco di alcuni dei miei amati libri, un’operazione che dovevo fare da anni e che per un motivo e per l’altro ho sempre rimandato.

E…cioè, ragazzi, WOW!!! Ho ritrovato un mondo sommerso.

Tra i grandi classici della tradizione, logore dispense universitare stra scarabocchiate, fotografie di una me giovane e magrissima, quaderni densi di appunti, manuali  e grammatiche di lingue starniere…e i ricordi dolcemente sono raffiorati come la boa di un sub.
Erano lì, galleggiavano, fluttuavano davanti ai miei occhi le nottate passate sulle ‘sudate carte’, l’ansia pre-esame, la diligenza che non ricordavo avere, le prime sbronze, il tornare a casa in punta di piedi per non risvegliare mia madre, le litigate, le vecchie amicizie, la vita di una quasi normalissima ragazza che viveva in una quasi normalissima  famiglia 🙂

Tra le varie cose, ho ritrovato i miei libri delle fiabe, i ‘Quindici’ un’enciclopedia per bambini che mi divertivo a leggere e consultare ancor prima di diventare ‘signorina’, le foto dei miei nonni che si baciavano felici in occasione di qualche compleanno, frammenti di un periodo lontano che nonostante tutto vivo ancora lucidamente, come fosse ieri.

Alcuni dei miei libri adesso sono qui con me, li guardo e sorrido. Sono logori, ingialliti, consumati ma sempre vivi, attuali, da sfogliare e leggere ancora, ancora e ancora. Una lettura diversa, matura e consapevole. Ecco cosa mi piace! Rileggere le cose con occhi diversi, cogliere sfumature nuove, riassaggiare e interpretare.

Parlano di me, parlano di un passato che così remoto non sento. Il mio animo, in fondo, è un po’ come quello di Peter Pan: curioso, gioioso, eternamente fanciullo e proiettato alla sua isola che non c’è.

E’ bello dimenticare le incombenze da grande e ritrovare il calore della semplicità di quando eri più piccino. Tutto diventa improvvisamente leggero, morbido, semplice, intimamente tuo.

I libri, le librerie hanno avuto sempre questo strano effetto carminativo su di me. Mi calmano, mi inebriano, mi rallentano, mi fanno stranire dalla routine e aprono i portoni  delle possibilità, dell’immaginazione, quella che ti porta ovunque.

Prima o poi realizzerò il mio grande sogno: voglio una biblioteca in casa (di quelle vecchio stile, sia inteso), tutta mia, sarà la MIA  isola che c’è. Voglio un luogo che profuma di cultura, che ti avvolge e che appaga la tua sete di sapere. Beh, ovviamente la mia biblioteca sarà ben collegata con lo studio hi tech del socio, vibrante di bit e connesso con il mondo a rapidissimi colpi di clic….in fondo sono una romantica  e nostalgica geek.

Adoro i libri, il profumo della carta appena stampata, i volumi usati comprati in qualche mercatino di periferia…ma vuoi mettere la comodità di leggere un e-book sul tuo iPad in treno o in aereo? O la velocità nel trovare informazioni digitando semplicemente delle keyword nella casella di ricerca di Google? Internet può darti tutte le informazioni che vuoi (testi, immagini, video, animazioni), ovunque tu sia, sempre. Una rivoluzione divulgativa strepitosa che però – perché c’è un però- nella sua frenetica velocità non riesce a darmi quella ‘strana’ e calda sensazione della carta che scivola tra le dita.

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