Pensieri, senza filtro.

Quando le dita improvvisano sulla tastiera

01

Mag 2013

Gastone

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Ti ho dedicato la mia tesi di laurea, a te che ogni notte, fino alle 4 del mattino, rimanevi sdraiato sui libri e mi impedivi di sottolineare perché ti piaceva giocare con l’estremità della matita. La mia laurea è anche un po’ tua, sei stato un eccellente compagno di studi.

Sono stata io a scegliere il tuo nome, quando sei entrato a far parte della nostra famiglia. Ti ho chiamato Gastone, perché Gastone era il cugino fortunato di Paperino (io), e tu eri la fortuna che faceva capolino nella mia vita.

Mi viene in mente, quando ti abbiamo portato a casa la prima volta…eri un ragnetto di poco più di un mese che pigolava e beveva l’acqua dalla tazzina del caffè. Ti ho costruito automobili arrangiate, fatte con le scatole delle scarpe, comprato cibo prelibato che ogni Natale veniva prontamente impacchettato perché anche tu dovevi scartare il tuo regalo e scattare la foto di rito con il cappellino da Babbo Natale.

Non eri certo uno che faceva le moine. Eri estremamente indipendente, affettuso a modo tuo, sempre pronto a consolare con il tuo ronf-ronf quando qualcuno si allettava per l’influenza.

Amavi le coperte, tutte, indistintamente. Ma quella che ti piaceva di più era quella fatta a mano dalla nonna, quella colorata che usava papà quando si sedeva in sala a guardare la televisione.

Mi hai fatto ridere, tanto. Specialmente quando con il tuo giocattolo preferito, il fido Dino – il peluche rosa del dinosauro dei Flinstone- facevi mille salti e astutissimi agguati. La mamma avrà ricucito la pancia di Dino miliardi di volte perché tu lo afferravi con la bocca e lo agitavi felice, facendolo volare da una stanza all’altra della casa.

Ricordo che quando abitavo ancora a casa con voi, eri sempre tu ad accoglierci davanti alla porta, con il tuo saluto felino ci davi il bentornati.

Tra i tuoi angoli preferiti il lettone della mamma e la finestra della sala. Amavi affacciarti e osservare cacciatore e guardingo uccellini e passanti. E quante volte abbiamo dovuto sgridarti perché afferravi qualche sprovveduto passerotto di passaggio e fiero lo riportavi in casa.

L’idea che tu, oggi, te ne sia andato mi riempie il cuore di dolore. Non vivo più con te da diverso tempo, ma il solo pensiero che quando andrò a casa e tu non ci sarai mi distrugge.

Penso a Denise, al fatto che sia cresciuta e vissuta quasi in simbiosi con te. All’importanza che avevi per lei.

Sai Gas, non riesco a parlare, sì io che sono una logorroica chiacchierona…la notizia del tuo viaggio tra gli angeli con la coda e lo sguardo felino e ammaliatore, come il tuo, ha risucchiato con un vortice il mio respiro.

Sono sospesa, inerme, con le lascrime che bagnano i tasti mentre cerco di mettere nero su bianco le emozioni.

Eri il mio fratello peloso, e lo sarai, sempre. Voglio ricordarti nel tuo splendore, poderoso, morbidoso, voglio perdermi nei tuoi fanali verde smeraldo, magnetici e intelligenti.

Eri il mio amore piccolo Gas. Un bellissimo mangione di tonno, dal carattere imperscrutabile ma estremamente sensibile.

Mi manchi già, terribilmente. Non se è andato un animale domestico, se è andato un fratello, una parte di me.

L’unica nota di conforto è sapere che non dovrai soffrire ancora e che sarai sempre e comunque al nostro fianco per farti accarezzare l’anima.

Ti voglio bene Gastone,

La tua sore.

gastone

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